“Contromano – il viaggio” e altre piccole storie

Carissimi lettori,

innanzitutto mi scuso per la lunga assenza, ma questo periodo è stato occupato dalla ridefinizione dei miei programmi per i prossimi mesi, in cui ricominceranno tutte le attività che sono solita fare, oltre al consueto studio matto e disperatissimo.

Come ho scritto nella presentazione del blog, vivo in un piccolo paese del Sud Italia, e tra le tante attività che svolgo durante l’anno c’è proprio quella di promuovere la cultura. In particolare ultimamente la Pro Loco (in collaborazione con la casa editrice Lilit Books) ha promosso un evento molto bello che si propone di portare a tutti il piacere della lettura: lo abbiamo chiamato Il Paese dei Libri e in questa occasione ho avuto l’onore di presentare un libro, un romanzo che avevo letto e mi era piaciuto davvero moltissimo. Si tratta di “Contromano – il viaggio” di Gianpaolo Colucci, un autore esordiente, che ha saputo dimostrare di avere una bella penna già dal suo primo lavoro.

18839150_10211475908847723_7056775469410401104_n

Lo scopo di questo post è recensire il libro ma da un punto di vista diverso sia da quello solito, che da quello che abbiamo tenuto nella presentazione, per offrirne un’ interpretazione del tutto mia e personale, un approfondimento di ciò che abbiamo detto io, Gianpaolo e il libro quando lo abbiamo presentato.

Innanzitutto di questo libro bisogna narrare il protagonista, Michele, un ragazzo che vive in una sorta di apatia, di paura della vita, delle situazioni, in tre parole: di essere sé stesso, che si ritrova a dover gestire un lutto doloroso, quello del padre, che da evento drammatico si trasformerà in leva propulsiva per il suo cambiamento. Se ci fermassimo alla situazione iniziale in cui versa Michele, noteremmo che è una comune a molti e che non solo spesso non si sa come uscirne, ma a volte non si sa nemmeno che si può/deve uscirne. Spesso chi si ritrova a farsi trasportare dagli eventi pensa che la vita sia essenzialmente questa e che non ci sia maggior felicità che quella portata dall’indifferenza. Gianpaolo non ha portato il suo personaggio alle estreme conseguenze, anzi, ha fatto intervenire prima la leva del cambiamento, ma a mio avviso se avesse voluto esplorare ed espandere di più questo aspetto di Michele, la situazione sarebbe mutata in modo tale che il suo personaggio avrebbe iniziato ad assomigliare a uno dei pazienti descritti in questo video:

in quanto ho notato spesso che le persone che hanno troppa paura di vivere, del mondo e del futuro costruiscono delle gabbie mentali da cui poi la mente, che anela alla libertà, vuole disperatamente uscire, il che può sfociare proprio in questo genere di disturbi.

C’è però un altro collegamento nel romanzo che riporta a questo video: quando un vecchio amico di famiglia, e in particolare di Mimmo, il padre di Michele, parla delle battute iniziali della relazione tra Mimmo e Rosaria (la madre del protagonista), sostiene di essersi arrabbiato con il suo amico sostanzialmente perché aveva investito troppo in quella relazione e perché non poteva “lasciarsi trascinare” dall’amore, doveva invece rincorrere i propri sogni. Gli altri sogni.

Come avete potuto intuire guardando il video, invece, Valeria Ugazio parlando proprio delle relazioni instaurate dalle persone fobiche sostiene che esse non riescono ad averne di durature e che non investono affatto in questo genere di relazioni perché ne hanno paura. Ecco, allora, che il discorso di questa grandissima professionista si intreccia con una delle note che avevo preso sul fianco della pagina: “La vera libertà non è avere infiniti spazi, ma armonizzare i propri spazi con quelli degli altri”.

Capiamo, quindi, che le relazioni (anch’esse grandi protagoniste di questo romanzo) sono fondamentali nella vita delle persone e ci aiutano a comprendere molto anche di chi le vive (e di chi le giudica).

Cos’altro dire su questo romanzo? Ciò che ho provato leggendolo mi sembra la cosa più indicata: è stato anche per me un viaggio verso la libertà, attraverso il suo Brasile io ho rivissuto i momenti salienti della mia vita e li ho colorati con tinte nuove. Ho riflettuto molto, ho riso e sì, ho anche pianto. I personaggi mi hanno messa in discussione, ho cercato di vivere nei loro panni, di comprendere le loro sensazioni, i loro vissuti.

Ecco, per me questo è il modo di leggere più bello, più “psicologico”, più funzionale e soprattutto più utile non solo per chi affronta (o affronterà) la professione di psicologo ma per chiunque, perché aiuta a sviluppare l’empatia e ci rende persone migliori, più capaci di entrare nella vita degli altri e di renderla migliore, che forse è un po’ anche il senso della nostra di vita.

Stelle: 4/5 perché la tematica bellissima è accompagnata da una scrittura scorrevole, si legge benissimo, va bene anche per chi in genere non ama leggere e può quindi anche essere l’esordio per un lettore. E poi la copertina da sola meriterebbe la standing ovation!

21753385_10212448607484581_7247606467219594513_o

Annunci